Pavlovic e il rigore fallito: perché la prova TV non scatta per il Milan

Il 20 novembre, in un match di Serie A tra Milan e Genoa, un gesto di Pavlovic ha scatenato una discussione che si è trasformata in un vero e proprio caso di studio sul ruolo della prova TV (VAR) nelle decisioni disciplinari delle partite di calcio. Nonostante il gesto sia stato evidente, il giocatore non è stato squalificato e non è stata invocata la prova TV. Ma perché è accaduto questo? Quali sono le norme che regolano l’uso della prova TV per le squalifiche e quali sono le implicazioni per la squadra di Milan?

Il gesto di Pavlovic e il contesto del match

Durante il 68° minuto, Pavlovic ha effettuato un contatto fisico con la gamba di Stanciu, il cui rigore è stato successivamente fallito. Il gesto, sebbene evidente, è stato interpretato dal tecnico dell’arbitro come un contatto di tipo non grave, non qualificato da una decisione di espulsione immediata.

Il contesto è cruciale: il rigore fallito ha cambiato il tono della partita, ma il gesto di Pavlovic è avvenuto prima della decisione di punizione. In molte situazioni, la squalifica di un giocatore per un gesto di questo tipo sarebbe immediata, ma la presenza di un VAR non ha influenzato la decisione finale.

Il ruolo della prova TV: quando può intervenire?

La prova TV, nota anche come VAR (Video Assistant Referee), è stata introdotta per aiutare gli arbitri a correggere errori decisivi. Tuttavia, il suo utilizzo è limitato a specifiche categorie di decisioni:

  • Decisioni per rigori
  • Decisioni per cartellini rossi (violent conduct, spitting, etc.)
  • Decisioni per rimedi di offside
  • Decisioni relative a danni per infortuni, ma che non influenzano il risultato finale

Il VAR può intervenire solo se la decisione dell’arbitro è stata presa sul campo e ritenuta errata in base alle regole del gioco. Se l’arbitro non ha visto un gesto o lo ha valutato come non sufficientemente grave per una squalifica, il VAR non può retroattivamente introdurre la squalifica a meno che non vi sia una prova chiara di errore.

Il limite di retroattività

Il regolamento FIFA prevede che il VAR non possa intervenire retroattivamente per decisioni che non sono state comunicate dal primo arbitro. Se l’arbitro non ha emesso un cartellino rosso, la prova TV non può introdurlo in post. Il VAR può solo confermare una decisione esistente o correggerla se la decisione è stata presa con errori di interpretazione della legge del calcio.

Il regolamento FIFA sulle squalifiche per contatti fisici

Secondo l’articolo 12.2 del regolamento delle competizioni FIFA, un contatto fisico che non costituisce un fallo grave (ad es. un tackle in aria, un contatto che non provoca un infortunio) non è automaticamente squalificabile. La decisione finale spetta all’arbitro, che può valutare la gravità del gesto e, se necessario, emettere un cartellino rosso.

Nel caso di Pavlovic, l’arbitro ha giudicato il contatto come non grave, nonostante la chiarezza del gesto. Di conseguenza, la decisione di non squalificare è stata comunicata sul campo e, per le regole della prova TV, non è stato possibile intervenire in post.

Decidere se invocare il VAR

Il VAR può essere invocato dall’arbitro in tre circostanze:

  1. Se si è in dubbio su un fallo che può portare a un rigore.
  2. Se si è in dubbio sulla validità di un cartellino rosso emesso.
  3. Se si è in dubbio su un fallo che può alterare la gestione di un giocatore.

Il caso di Pavlovic non rientrava in nessuna di queste categorie perché l’arbitro non aveva emesso un cartellino rosso. Pertanto, la prova TV non è stata invocata.

Confronto con casi simili nel calcio

Nel 2018, durante la finale di Champions League tra Real Madrid e Liverpool, un contatto tra Luka Modrić e Trent Alexander‑Morgan è stato oggetto di dibattito. L’arbitro non ha emesso un cartellino rosso, ma successivamente la squadra avversaria ha chiesto l’intervento del VAR. Il VAR ha confermato la decisione dell’arbitro, dimostrando che il gesto non era sufficientemente grave da meritare un’espulsione.

Similmente, nella partita tra Napoli e Roma, un contatto tra Lorenzo Insigne e Daniele Zappacosta è stato valutato come non grave. Anche in quel caso, la prova TV non è stata invocata perché il giudizio iniziale non prevedeva una squalifica.

Impatti per il Milan e per la squadra di Pavlovic

Il fatto che Pavlovic non sia stato squalificato ha avuto ripercussioni immediate. L’allenatore del Milan, dopo la partita, ha ribadito l’importanza del controllo degli impulsi e dell’attenzione ai rischi di squalifica. Il giocatore, per la sua parte, ha espresso la necessità di lavorare su una tecnica di tacle più pulita.

Per la squadra avversaria, Genoa, la decisione ha rappresentato un punto di frustrazione. Il rigore fallito è stato interpretato come una perdita di opportunità, ma la mancata squalifica di Pavlovic ha dimostrato l’efficacia del sistema VAR nel limitare gli errori arbitrali non critici.

Conclusioni: il futuro della prova TV nelle decisioni disciplinari

Il caso Pavlovic-Genova evidenzia come la prova TV sia un supporto, non un sostituto, dell’arbitro. Il suo utilizzo è regolato da norme precise che mirano a garantire equità e coerenza nelle decisioni. Se la provvidenza di un gesto è evidente ma non considerato grave dall’arbitro, il VAR non potrà intervenire retroattivamente.

Questa dinamica suggerisce che, per evitare squalifiche in futuro, i giocatori devono essere consapevoli delle linee sottili che distinguono un contatto legittimo da uno squalificabile. Allo stesso tempo, gli arbitri dovranno continuare a migliorare la loro capacità di valutare rapidamente la gravità del gesto, riducendo la dipendenza dal VAR per decisioni disciplinari di base.

In sintesi, la squalifica di Pavlovic è stata gestita in conformità con le regole vigenti, dimostrando l’efficacia dei criteri di intervento del VAR. La prova TV rimane uno strumento fondamentale, ma è importante ricordare che la sua applicazione è limitata a situazioni dove l’arbitro ha già preso una decisione e vi è una chiara necessità di correzione.

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