Il Bernabéu vuoto: la ‘corrida’ che trasformò Napoli in campione d’Europa
Introduzione
Nel 1987, il calcio italiano e spagnolo si scontrarono in una delle più controverse narrazioni dell’Europa del ‘80. Il campionato europeo, divenuto teatro di tensioni politiche e sociali, fu testimone di un incontro che rimarrà nella memoria di Napoli non solo per il risultato, ma per l’atmosfera unica che si respirò nel Bernabéu: un “stadio vuoto” dove l’eco delle tribune si trasformò in un’eco di sospetti e di accuse. La partita, che vide il Real Madrid giocare con le porte chiuse, fu intitolata “La Corrida” perché, come una corsa di tori, il Napoli dovette affrontare un avversario che, pur mancando della propria folla, sembrava determinato a dominare l’arena.
Il contesto storico e le radici del conflitto
Il 1987 non fu solo un anno di grandi squadre: fu anche un periodo di conflitto tra le federazioni calcistiche spagnole e italiane. Il Real Madrid, pur essendo la squadra più titolata in Spagna, si trovò in una situazione legale delicata. Dopo incidenti di violenza in stadio durante la stagione precedente, la federazione spagnola impose una serie di restrizioni, tra cui la sospensione temporanea del club dal giocare al suo berretto storico, il Bernabéu. L’evento che scatenò la sospensione fu un episodio di violenza tra tifosi durante la finale di Coppa del Re del 1986, dove numerosi spettatori furono feriti e le autorità decisero di chiudere lo stadio per motivi di sicurezza.
In Italia, questa decisione fu vista con sospetto. Il mondo calcistico napoletano, già in fermento per la stagione 1985‑86, dove il club aveva raggiunto la finale di Coppa dei Campioni, vide la squalifica del Bernabéu come un’opportunità o, per alcuni, come un’ulteriore prova di un sistema che favoriva le grandi potenze e ignora le dinamiche di onestà e di competizione.
Il match di Campodorfino: l’inizio di una rivalità
Il primo incontro sul grasso azzurro
Il 10 marzo 1987, Napoli e Real Madrid si fronteggiarono per la prima volta sul campo di Campodorfino. Il club di Diego Maradona, già in piena forma, presentò un calcio rapido, tecnico e sempre orientato alla vittoria. Il Real, con la sua tradizionale rottura di gioco, si adoperò per controllare il ritmo e sfruttare le sue lunghe distanze. Il risultato fu un pareggio 1‑1: un gol di Maradona, salvato da un colpo di testa di Doro, e un gol di Miguel Ángel Ruiz del Real.
Il match fu caratterizzato da un’intensa pressione di entrambe le squadre, e la partita si concluse con il Napoli che, nonostante la pareggiata, si sentì più sicuro del proprio stile di gioco.
La tattica napoletana
Il tecnico Ottavio Bianchi, difendendo la sua squadra, cercò di sfruttare la superiorità fisica di Maradona e la sua capacità di creare situazioni di gioco. Maradona, che aveva già fatto parlare di sé come uno dei grandi del calcio mondiale, fu l’elemento chiave, lanciando l’attacco con rapidità e precisione. Questa tattica si rivelò efficace contro la difesa del Real, che si trovò a dover gestire un gioco di passaggi veloci e di un movimento costante dei giocatori.
Il Bernabéu vuoto: un’opportunità o un ostacolo?
Il secondo incontro, con le porte chiuse
Il 24 marzo 1987, la seconda parte della sfida si svolse al Bernabéu, ma la situazione era molto diversa. La squalifica del club spagnolo, imposta dalla federazione, significava che la partita doveva essere giocata in un ambiente quasi deserto. L’arena, storicamente piena di tifosi, era quasi silenziosa, con solo un piccolo gruppo di spettatori che rimaneva in tribuna.
La mancanza di tifosi fu interpretata da molti come un vantaggio per il Napoli. Tuttavia, la mancanza di atmosfera fu più un ostacolo che un aiuto. Il calcio in stadio è un’equazione complessa: la forza del pubblico influisce sul morale dei giocatori e sulla pressione esercitata sull’avversario. Per il Real Madrid, la silenziosa arena fu una sfida mentale, mentre per il Napoli la mancanza di sostenitori lo lasciò con un senso di isolamento.
La “corrida” del Napoli
Il termine “corrida” fu adottato dai giornalisti napoletani per descrivere la partita. In realtà, il termine evocava la figura della corrida spagnola: un combattimento in cui il toro, simbolo della forza, affronta l’intento e la resistenza del torero. Nel nostro caso, il “toro” era il Real Madrid, e il “torero” era il Napoli, che doveva affrontare una sfida dove la forza delle squadre si misurava anche in termini di morale e di pressione psicologica.
Il Napoli, pur non avendo la propria folla, riuscì a mantenere una forte presenza sul campo grazie alla determinazione di Maradona e al lavoro di squadra. A 0‑0 al termine del tempo regolamentare, la partita fu decisa in tempi supplementari, dove il Real Madrid riuscì a segnare un gol decisivo, ma il Napoli non perse la dignità. La partita fu vinta dal Real, ma il Napoli guardò al risultato con la consapevolezza di aver affrontato una sfida difficile.
Il “Mafia” del calcio: accuse e reazioni
Le accuse di “mafiosi”
Nonostante il risultato, la partita fu accompagnata da accuse di “mafiosi” rivolte al Real Madrid. Queste accuse furono emerse soprattutto da parte dei tifosi napoletani che, percependo la mancanza di un pubblico, sospettavano una forma di collusione o di trucco. Il termine “mafiosi” fu utilizzato in modo ironico, ma indicava la frustrazione dei tifosi, che sentivano di non avere la loro voce ascoltata.
La risposta della federazione e del club
Il Real Madrid, per quanto fosse stato squalificato, respinse le accuse di “mafia”, affermando che la partita era stata giocata in segnalazione di una decisione federale e che i giocatori erano concentrati sul loro obiettivo. Il club, tuttavia, fu costretto a gestire la difficile situazione di un pubblico ridotto e di una reputazione in subbuglio.
L’eredità di quella partita
La partita del Bernabéu vuoto rimane un capitolo fondamentale nella storia del calcio napoletano. Per i tifosi, è stata la prova di una squadra che, nonostante le difficoltà, riuscì a puntare verso l’Europa. Per i calciatori, la partita è un esempio di come la pressione mentale e le circostanze esterne possano influenzare il gioco.
Inoltre, la partita è un ricordo di come una decisione federale, presa per motivi di sicurezza, possa avere un impatto enorme non solo sul risultato, ma anche sulla percezione del pubblico. Il Real Madrid, pur avendo vinto la partita, fu visto come una squadra in difficoltà, e la sua reputazione fu temporaneamente danneggiata.
Conclusioni
Il 1987 fu un anno che ha cambiato la percezione del calcio europeo. Il Bernabéu vuoto divenne un simbolo di una partita dove il pubblico, o la sua mancanza, influenzò il risultato. Napoli, nonostante le difficoltà, fu un esempio di squadra determinata a non farsi intimidire. Il “Mafia” del calcio fu solo un termine per indicare la frustrazione dei tifosi, ma la partita rimane un punto di riferimento per la storia del calcio italiano e spagnolo.
Le lezioni per il futuro
La partita del Bernabéu vuoto ci insegna che il calcio è un gioco di più elementi: tattica, abilità, morale e pubblico. Una decisione federale può influenzare il risultato, ma in fin dei conti, la determinazione di una squadra è ciò che conta di più. Per Napoli, la partita fu un punto di svolta, un momento in cui la determinazione si è dimostrata più forte della pressione.
In conclusione, la “corrida” di 1987 resta un esempio di come il calcio possa essere influenzato da fattori esterni, ma anche di come le squadre possano superare le difficoltà e raggiungere i propri obiettivi.